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IL MIO MONDO, TRA SENTIMENTO E POESIA |
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June 30 LA VALLE DEGLI ARCOBALENIamo la letteratura fantasy, rifacendomi ad essa ho provato a scrivere
questo racconto.
Sospeso in un velo di nebbia, che ovattava l'udire, diritto procedeva il
sentiero, che origine pareva avere, nel mondo dei sogni, ove, assisa su
di un trono di nuvole, impugna lo scettro della fantasia, la regina dal
sorriso di sole.
Stava immobile, tra le luci del risveglio, il leggendario cercatore, la cui
fama, aleggiava in tutti i cantoni del mondo, mentre osservava fra le
sue mani, la sacra pergamena, sulla quale, con il fuoco che illuminava
la dimora del fato, era marchiata la via che portava alla suprema
emozione. Non senza il tremito di un ancestrale timore, inoltra il suo
cammino, tra le ombre della foresta degli oscuri lamenti, dove i dolori
e le angosce di tutti gli uomini, prendevano corpo in un straziante
coro, che cercava di ghermire la sua mente.
Si narrava che, persino la signora morte, attraversandola, rimase
turbata da tale strazio, che l'inferno, in terra pareva aver preso dimora.
Da dietro il possente tronco di un albero spoglio, con i nudi rami
rivolti al cielo, ad elemosinare clemenza, un piccolo gnomo, plasmato
dall'attorniante delirio, e che di umano, vagheggiava fattezze, esclamò
con cavernoso timbro: "poco occorre, a rimediar tale orrido udire, è la
fiducia in se stessi, che permette alla luce del cuore, di trionfare sul
buio, suo rivale". Detto questo, puntò il dito, che ramo pareva, ad
indicare la via.
Dopo aver camminato, il tempo che al sole occorreva per spostarsi di
uno spicchio, un bosco più rado, con fasci di luce che attraversavano
le chiome di tremolanti foglie, accolse il suo sguardo.
Proseguì sereno, anche se, un grande turbamento dimorava ancora in
lui. Spazi verdi si alternavano a secche radure, una vecchina curva,
sorretta da un nodoso bastone, venne incontro, gli rivolse uno sguardo
che bonario, sorrideva al posto delle sottili labbra, ormai stanche per
il peso dei troppi anni, tanto che gli sembrò strano udire le sue parole:
"Questo è il bosco della vita, gioia e dolore germogliano nello stesso
prato, prosegui il cammino sulla via che porta lì, dove il sole solleva lo
sguardo, e lascia che il sogno preceda i tuoi passi".
Detto questo, abbassò il capo e proseguì stancamente verso il tepore
di un tramonto. Trascorso la notte, cullato dal fresco alito del vento,
l'aurora, che allargava nel cielo il suo chiarore, lo trovò già in cammino
verso la sua direzione.
Giunto al limitare del bosco della vita, vide un'ampia distesa di
ondeggianti messi di grano, maestose montagne le cui vette erano
abbracciate da bianche nuvole, sullo sfondo della azzurra immensità.
Una giovane donna dalle candide vesti, lunghi capelli di seta, la cui
bellezza, pareva aver ispirato l'intero creato, sembrava attenderlo.
Il cercatore venne assalito da mille emozioni, vide un sorriso che era,
la forza del sole, la magia della luna e la tenerezza di una piuma nel
vento, una tale dolcezza, che, per la prima volta, i suoi occhi
conobbero una lacrima, prese la sua mano tesa verso di lui, e si lasciò
guidare. Arrivati su di una sporgenza, lei disse: "guarda", si affacciò, si
scoprì che piangeva mille lacrime per la grande commozione.
Decine di arcobaleni sospesi nell'aria, migliaia di farfalle, colorate con
tonalità mai viste che, battendo le ali emettevano polvere d'oro,
innumerevoli piccole stelle, parevano caldi diamanti che pulsavano
vita. Fontane sospese, zampillavano dolci nettari, che il più audace
immaginare, non rendeva idea, e, accompagnati dal suono di arpe
che incantavano i sensi, alati bimbi dai riccioli d'oro, volavano sulla scia
dei loro sorrisi. Solo allora, si accorse che anche la giovane donna, aveva
due grandi ali, e insieme volavano in alto.
Talmente era lo stupore, da non poter capire, se era la vita che finiva,
o il sogno che continuava.
Vito
Ringrazio di vivo cuore, la directory Sun and Moon, per questo graditissimo riconoscimento che ha voluto assegnare al mio blog June 24 STATI DI SERENITA'Ricami di luce incendiano il cielo di un tardo meriggio,
artistico fondale di scena,
dove vocianti armonie aleggiano sincrone, adagiandosi inerti,
su guanciali di caldi sospiri d'aria che ascendono,
donando un vellutato tocco, simile ad amorevoli carezze.
Leggero diventa il respirare erranti zefiri,
che, trionfando sul visibile,
eseguono nell'aria, carica di profumi che si lascian trasportare,
giocosi capricci, simili a rincorse di sogni,
che il sorriso di bimbi festanti, tinge di solarità,
nelle semoventi erbosità di un prato di primavera.
Ombre irregolari, figlie di nuvole che fuggono vanesie,
alla corte di un vento innamorato, attraversano fiori di campo,
che come un festante arlecchino,
rivestono la terra, a delizia del mirare,
istigando lo spettatore ad abbracciare il mondo,
mentre l'eolico respiro ha compreso,
che cessar deve la sua foga,
e raggiunger le sue amate in punta di piedi.
Celato al sopraggiungere di un lento imbrunire,
sembra sonnecchiare, il pacioso astro radioso,
mentre instancabile prosegue il suo cammino,
attraversando decine di tramonti,
fino al suo nuovo spuntare da un alba nascente,
che perpetua il medesimo ciclo, dagli albori, all'eternità.
Un riflesso di aurora si infiltra in gentil solletico,
tra le foglie pendule di una secolare maestosità,
per giungere curioso, ad un lanoso giaciglio,
in solida sospensione tra braccia legnose,
e commuoversi alla vista di tremolanti tenerezze, che,
pigolando si affacciano alla vita, mentre piumate felicità,
come mitiche sentinelle, si ergono guardinghe,
a scrutare l'orizzonte, per scovar pericolo.
Resinati sentori, percorrono ampie vallate,
facendo questua di singoli profumi,
che il generoso silvano, fa dono sincero,
per divenir leggero respiro, che, bussando alle porte del cuore,
trasforma il triste pensare, in leggere sensazioni,
che imboccano il viale, che al quieto destina il cammino.
Vibrazioni d'immenso, sono armoniche soavità, echi di infinito,
che il creato concerta come un musico immortale,
che, raccogliendo le sacre note dello scorrere dei tempi,
crea una silente melodia, che, schivando l'attento udire,
si adagia sulle corde dell'anima, generando vive sensazioni,
di estatici stati di serenità.
Vito June 11 ESTATEDopo aver scritto dell'autunno dell'invero e della primavera, concludo
l'omaggio alle stagioni con questo brano.
Soave si sveglia il mattino,
cinto dall'abbraccio di un precoce caldo che,
le fresche rugiade, figlie del sorriso di un'aurora,
ha gia prosciugato, lasciando sui fili d'erba in lieve inchino,
il profumo di un attimo d'amore.
Macchiato è l'oriente, di mescolanze di luce, toni fugaci,
che semplice rendono il profetizzare di un assolato incontro,
che l'estate farà dono, al giorno che scorre.
Per le agresti vie, che percorrono inascoltate arsure,
la polvere aleggia nell'aria,
mentre l'intorno è pervaso dalla miesteriosa semplicità,
del canoro orare di mille cicale che,
per conto di mute brulle zolle, invocano al cielo misericordia,
acchè tormentata sete venga placata,
mentre sinuosa, una lucertola attraversa la via,
e le ombre sonnecchiano assenti, sotto la perfetta verticalità,
di un sole che sfida il guardare, in impari agone.
Rossi papaveri si ergono fieri di tanta lor bellezza,
che dolce anima, celano guardinghi, i gelosi petali,
all'udir d'un lontano ronzìo,
che il giunger d'un calabrone reca notizia,
per ricevere in dono,
il dolce messaggio d'amore, d'un polline profumato.
Con la bizzarrìa del suo giocondo essere,
cresce in folate, il caldo soffio di uno scirocco,
che porta con se, lontani sospiri,
e le messi, che imbiondano il guardare,
ondeggiano sincrone, al ritmo della sua musica,
che è arcana sintesi, delle melodie del tempo che scorre.
distese fra le ombre che si allungano,
per volere d'un tramonto, pronto a dipingere il cielo,
miti pecore, in ozio assopite,
sognano le profumate distese di verdi pascoli,
che ormai la loro mente, riveste con gli abiti del ricordo.
Incanta, l'estate, quando il torrido placa il suo attanagliare,
per consegnare il giorno che muore,
fra le pietose braccia, di una sera che imbruna,
e migliaia di grilli, intonano i loro cuori,
per una nuova serenata al diamantato splendore,
sterminato contorno, dell'argenteo sorriso sospeso nel cielo,
che lo sguardo di mille innamorati,
si abbevera alla fonte della sua emozione,
mentre la natura, pian piano si avvia alla nobile decadenza,
di un autunno che preme alle porte del tempo.
Vito
June 04 IL VOLTO TUOFERMO NEL MIRAR LO SGUARDO MIO, I CAPELLI TUOI LUCENTI,
CHE, RUBANDO DALL'OMBRA DI DUE AMANTI, IL BELLO LOR VESTIRE,
SIMILI AD ONDULATE MAREE, PLASMATE DA LIEVE SOFFIO D'AMORE,
SCENDONO IN NOBILE DECORO, COME FRUSCIANTI SETE VISSUTE NEI SOGNI,
CHE IL MITO D'ORIENTE, DI RARA BELLEZZA, SFOGGIA UN DECANTARE.
FLOREAL DI PESCO IL VOLTO TUO GENTILE CHE, SIN PETALI DI ROSA,
INVIDIAN DOLCI CAREZZE, DI TAL SOAVE TOCCO, COME LIEVE RESPIRO.
NEL SUO CANDORE RISALTAN GOTE, CHE INDOSSANO IL CREMISI D'UN TRAMONTO,
CHE UN MERIGGIO ASSOLATO HA DIPINTO CON SFUMATA LEGGIADRIA,
TAL CHE PARE, DALL'EDEN GIUNTO, DI LUCIDO DELIZIARE, IL POMO TENTATORE.
VASTITA' D'ORIZZONTI, DOVE IL LIMITARE NON CONOSCE ESISTENZA,
PAION LE TONDE FINESTRE, CHE LIMPIDE S'AFFACCIAN SULL'ANIMO TUO,
MISTERIOSI SPECCHI, OVE LE EMOZIONI NON CONOSCONO IL MENTIRE,
E SE, COME INFANTIL RINCORSA, UNA LACRIMA INSEGUIRA' UN SORRISO,
LA COGLIERO' CON LE MANI, PER POGGIARLA NEI PRESSI DELLA SUA LUCE.
PROMESSE SON DI BACI, L'ARMONIOSO AMMALIARE DELLE LABBRA TUE,
VARCO SOLENNE, OVE ANCHE IL SILENZIO, INCEDE CON FOGGIA DI POESIA,
PER CINGERE IN CALDO ABBRACCIO, I SENSI MIEI, IN ESTASI RAPITI.
NEL VAGO CHIARORE DI UN ALBEGGIO, IL TENERO SORRISO DEL VOLTO TUO,
INEBRIA GLI ATTIMI CHE, VESTITI DI ETERNO, SI FERMAN IN ATTESA,
PER DIRIGERE UN RAGGIO DI SOLE, DA TE RIFLESSO, A CAREZZARE IL CUORE MIO.
VITO May 28 POSSENZA DI UN INCANTOHo scritto questo brano, per dedicarlo al mio bel paese, che amo tanto,
e che tante emozioni riesce a donare.
Soggiogato dal dolce dondolìo di azzurre carezze,
che le acque di un mare quieto, imperlato di stellari riflessi,
che il sole in ascesa verso uno zenit avaro di ombre,
ricama con l'arcana magia del perenne stupore,
il mio immobile guardare,
imparentato con l'incanto, che tutto rende poesia,
osserva il tuo maestoso sorgere dal profondo azzurro, li,
dove l'estasi si tinge di cobalto.
Su rocce eterne,
che recano ricordi di appartenenze al sommerso,
lì dove il sole era abbaglio filtrato dall'amore delle fresche acque,
ti ergi possente, con il sacro dono dell'immutabilità,
a prospettico contorno,
di un cielo sospeso tra i profumi di spontanei arbusti,
che la salsedine, sapientemente miscela,
con fragranze di alghe in perenne dondolare.
In sincroni volteggi, di allegro vociare,
si spandono nell'aria, serenate d'amore, che,
rondini invaghite del tuo essere, hanno rubato ai loro sogni,
colmi di melodici canti, di sirene impazzite d'amore,
per mitici eroi che, del loro transitare,
hanno lasciato l'ombra di un istante.
Strette viuzze di dure pietre calpestate,
che nell'antico tuo maniero, rivestono l'adorno,
echeggiano di vite passate, e storie d'amore,
consumate nel lento scorrere dei secoli, all'ombra di un attento celarsi,
per timore che, sino i battiti dei loro cuori,
fossero spie che infrangevano un origliato silenzio.
Balconate in sporgenza, sul turchese di smeraldo variegato,
investono di fresco respiro del mare, il viso di chi rimira un affacciarsi,
mentre la visione di cale in rientranza, sono artistiche acquasantiere,
scolpite dalla suprema potenza di colui,
che un riflesso di paradiso, ha qui posto in perenne ammirazione.
Il primo vago adombrare, che profetizza una sera che nasce,
vede il sole, timido tuo amante, che, arrossendo le gote,
si adagia nell'alcova, dietro la discrezione,
di mute case in equilibrio sulla corda di una emozione,
mentre il mare sussurra le sue ultime poesie, ad un giorno che muore,
ed un cielo, di stelle adorno, si appresta a gareggiare con la tua beltà,
che sin il supremo giudice non sà,
chi debba primeggiare, nel donar al guardare,
quella dolce emozione che accarezza l'animo.
Vito May 21 PICCOLO POEMA D'AMOREVorrei,
vorrei essere alba che,
sorprendendo la notte, assopita sul guanciale dei sogni,
dona ad est, il chiarore del risveglio,
mentre il marinaio, speranzoso volge il capo,
per carpir vaticinio alla rossa sfera, in lento e sontuoso sorgere,
e il giorno si accende,
ammaliando i tuoi occhi ancora socchiusi, al suo potere.
Vorrei essere acqua di cascata,
che il silvano abbandona in ripido salto,
donando di essa, molecole in lieve sospensione,
per essere essenza, in intimo abbraccio con le sue sorelle,
di uno sfumato arcobaleno che,
vestendo di grazia il mistero del suo essere,
nutrirà di stupore il tuo guardare.
Come pollini, in balia di un ventoso capriccio di tarda primavera,
vorrei piroettare nel sibillino percorso tracciato nell'aria e,
guardando negli occhi, la nobile leggiadria di una farfalla,
dirigermi verso quel raggio di sole,
da scalare leggero fin lassù,
dove i cotonati adorni dell'azzurro,
avanguardie di un fresco maestrale in lesto approssimarsi,
sono fantasie, le cui forme,
sono figlie della proiezione dei tuoi sogni.
Vorrei essere mare che,
placando l'iracondo fremere del suo manto,
diventa specchio, dove la vanitosa luna, narcisa si ammira,
sdoppiando la sua bellezza,
a romantico nutrimento del tuo animo gentile.
Vorrei, come vento, vagare ramingo per i cantoni del mondo,
sussurrare speranza li, dove l'amore si veste di patema,
carpire le storie più belle, per donarle ai tuoi sogni,
e vedere sulle labbra tue, un sorriso sbocciare,
vago chiarore, che al buio di notte fonda, reca timore.
Vorrei essere spiga di grano, quando,
in sincrona armonia di onde dorate,
accarezzate dal fresco sospiro del mondo,
si flette in rispettoso inchino,
di fronte alle eterni e incorruttibili leggi dell'amore.
Il pensiero dell'uomo vorrei incarnare,
per abbattere ostacoli, e sfrecciare veloce lì,
dove il tutto conobbe il principio,
per rubare i segreti inaccessibili della vita, e darli a te in dono,
per comprendere insieme, la genesi dell'amore.
Vorrei essere stormire di fronde,
per fare eco alle poesie del vento,
incantare i sensi e il cuore, quando diverrò frescura,
durante il tuo breve sostare all'ombra,
da una soffocante canicola,
che i dintorni assopirà in monotono cicaleggio.
Bruma d'inverno vorrei divenire,
per ammantare di caligine le ore del mattino e,
imbrillantare i contorni di una natura assopita,
per farti trovar conforto,
dinanzi allo scoppiettare di un camino che,
come calda carezza, nutrirà con tepore il tuo dolce pensare.
Vorrei essere poesia d'amore che,
l'incanto di un anima commossa,
ispira melodiando con i battiti del cuore,
affinchè i sentimenti si vestano di parole,
per inebriare l'estatico tuo udire,
che tutto il resto fa cader nell'oblìo,
e rimanere solo noi due, per avviarci, mano nella mano,
verso il calare della sera.
Vito May 15 PICCOLA FAVOLAAvvolta dalla bellezza di un crepuscolo al suo primo apparire, osservi
le striate magie di luce, di un astro al declino, che sembrano rivestire,
in setosa aderenza, i lineamenti dei tuoi sogni.
La polvere, in quieta sospensione, nell'aria carica dei tuoi sguardi,
sembra uno schermo, dove le tue fantasie, vengono proiettate come
un acconto di realtà, che la vita, mostrandoti solo un suo lato, quello
incorniciato dall' amarezza, ha tenuto ben nascosto, togliendo
nutrimento, ai tuoi occhi di fanciulla.
Spesso, sulle tue guance, mele di rosso splendore, non carezze di
materno affetto, trovavano ospitalità, ma suoi rancori, da sempre
covati nei meandri della sua mente, e che, vedevano in te, sagoma
dove indirizzare rabbie mai sopite.
Quanta solitudine accompagnava il quotidiano, ben celata agli occhi di
sorridenti amiche, nel breve volgere di pochi momenti giocati insieme,
quando avresti voluto vestire la loro felicità.
Spesso, uscendo dalle porte della speranza, compariva davanti a te, la
fata del cuore. D'oro con riflessi di sole, i suoi capelli, l'azzurro dei
suoi occhi, orizzonti ambiti, li dove il sognare è cullato dalle onde.
Non la magica bacchetta che tutto può, appariva fra le mani, ma il nudo
palmo, che, sfiorando il tuo viso, commuoveva il tuo animo.
Facendosi musica, le sue parole, erano veggenze che ti proiettavano
nel futuro, verso dolci sentimenti, che l'animo tuo, immaginare solo
poteva, non avendo il loro seme, piantato mai nel tuo cuore.
Quanta serenità, quel dolce parlare era un lenire di ferite, che lo
scorrere dei giorni donava, per l'assenza di gesti d'affetto,
soppiantati da un burbero volto, alieno al sorriso.
Quando l'aria, veniva riempita da un urlo, che pronunciava il tuo nome,
tutto svaniva, la fata gentile, tra polvere d'oro, faceva posto ad un
vuoto, mentre udivi in lontananza, l'eco della sua voce: "abbi fiduciaaa,
credi sempre nei tuoi sogniiii".
Oggi sei di nuovo a rimembrare tutto questo passato, mentri osservi lo
stesso crepuscolo, ma ora, la serenità alberga sul tuo volto, senti la
voce di tua figlia che urla una canzone, guardi l'azzurro adornato da
una nuvola che viene verso la tua direzione, la osservi bene, fra le sue
pieghe, ti sembra di vedere il sorriso della fatina, che fa occhiolino, in
un cenno d'intesa, ricambi il sorriso, mentre la gioia, si veste da
lacrima e solca il tuo viso.
Non il principe azzurro, ti ha donato il suo amore, ma colui che ti sa
rendere felice, ed è assiso sul trono del tuo cuore.
Giri le spalle al tramonto e ti appresti a varcare quell'uscio, dove
la felicità ha il sapore del quotidiano.
Vito May 05 IL MITO DI ATLANTIDEHo scritto appositamente queso brano, per partecipare al contest intitolato:
Il mito di Atlandite, indetto dalla directory Tales from crypt
Vagano i ricordi oltre le nebbie del tempo, quando Everon, filiale frutto della
terra, dal cielo, ove da tempo su vaga nube era assiso, indicò la strada, che
a lui portava, alla dolce Leucippe, tenero fiore raccolto nel giardino dell'amore,
come adorno di perpetua emozione, che da cuore trae sorgenza.
Rara bellezza di candido loto, il frutto del loro amore, la giovine Cleito, che
lacrime versa su guance di pesco, a ricordo di una assenza.
Di vivo splendore, nutriva il guardare, che financo Poseidon, padrone dei mari,
spiegare non ambiva quei palpiti d'amore, che, a causa di quel cigno, vestito
da donna, in lui rivestivano forme di germoglio.
Le caldi notti del loro amore, erano rimembrate dal fremere delle stelle,
interpreti nel cielo, del canto degli amanti, che in Atlantide, alla loro progenie,
l'estatico udire ammantava i sensi.
Pace e dotta scienza, compagne di un amore in sintonia con il creato, erano la
segreta eredità, di chi, al domani nulla chiede, se non il ripetersi dell'oggi.
Grande tempio, che l'incredulità accompagna, stagliava contro il cielo, l'emozione
di un ricordo, mentre, padroneggiavano sullo stupore, immani colonne di storie
scolpite, da chi la leggenda, con abile scalfire, immortala con grazia e parvenza
di vero, rivestendo di magia, argento, avorio e oricalco.
Il tutto era prezioso scrigno, degna dimora della deità, che, troneggiando sul divino
cocchio, trainato da sei destrieri alati, sembrava ambire all'infinito spaziare dei
cieli. Armoniche vie, tracciate dalla conoscenza, erano terrene copie di planetarie
orbite, geometriche figure figlie dell'universale sapere, dove cabala, geometria
e alchimia, avvolte non erano, dall'alone del mistero.
Il perfetto vivere in cosmica sintonia, sembrò vacillare nel giorno della grande
eclisse, quando, con parole di fuoco, la tetra veggenza dell'oracolo, proiettò
oscure ombre sul futuro ormai alle porte.
Il seme del male, tramato con diabolica abilità, dal signore degli inganni, albergò
negli animi. Il buio usurpò il trono alla luce, vizio e corruzione, abili strateghi,
oscurarono la ragione, lì, dove era pace e serenità, ora è lussuria e blasfemìa.
Maestoso è Poseidon, con il dolore negli occhi rossi di pianto, non sà, il tonante
Zeus, se son lacrime o spruzzi di mare, che accompagnano l'ordine alle suddite
acque, di formar marosi, che umana mente mai ricordi.
Il tempo che il sole, spuntò di nuovo dalle porte della notte, che alcuna traccia più,
non restò, di ciò che fu splendore tale, da far sembrare l'uomo, in gemellaggio con
gli dei, e che, neanche le amare lacrime di Cleito, in obolo versate, hanno convinto
il titano, a fermare le acque, in odor di purificazione.
Vito
Ringrazio la directory fragole-panna-cioccolato per questo bellissimo riconoscimento, relativo al contest: The Magic World e precisamente al mio testo: Sogno di una notte di Plenilunio April 29 LA SINFONIA DELL'AMOREALEGGIANO NELL'ARIA DOLCI SUONI, MUSICA SOAVE DI ETERNI SOSPIRI,
RITMI DI CUORI CHE INCALZANO LENTI, COME RINASCITE DI PRIMAVERA.
OH! CANTOR DIVINO, CHE IL MELODICO TUO STUPORE INCANTA L'UDIRE,
DONA IL TUO CANTO SUPREMO CHE DAGLI ABISSI DEL TEMPO SI VESTE DI ETERNO,
PER GIUNGERE RAMINGO, DI RIMBALZO FRA LE STELLE IN FREMENTE INTESA,
A MELODIARE UNA COMMOZIONE, NELL'ARMONICA CASSA DELL'IMMENSITA',
PER ESSERE ECO DI RIMANDO, DELLA CORALITA' DI CUORI INNAMORATI.
TUTTO E' MUSICA NELL'ORCHESTRA DEL MONDO, QUANDO A DIRIGERE E' L'AMORE,
IL LEGGERO STORMIRE DI FRONDE, CHE, ASSECONDANDO VENTOSE CAREZZE,
INEBRIANO DI FRESCURA, QUANDO IL DINTORNO E' ASSOLATO MATTINO.
LO SCIABORDARE DISCRETO DI UN ONDA, APPARENTE INVITO AD UN SILENZIO,
CHE SUCCUBI GABBIANI ACCOLGONO, VOLANDO VERSO UN'ALTRO AZZURRO,
LI DOVE IL SALUTO DELL'AURORA DIPINGE LE ACQUE CON I COLORI DEL RISVEGLIO.
LE CALDE FOLATE DI UNO SCIROCCO CHE SEMBRA INVADERE IL RESPIRO,
CARICO DI MILLE STORIE, RAPITE CON DISCRETA INVADENZA,
NEL SUO PEREGRINARE ATTRAVERSO LE SABBIOSE VASTITA CULLATE DAL MISTERO.
ANCHE NEL SILENZIO, UN CUORE CHE AMA, CONCERTA MAGIE DI SUONI,
PICCOLI FRAMMENTI DI NOTE, RACCOLTE NEL VAGARE DI UN SENTIMENTO,
ACCENNI DI HARMONIUM, RICUCITI SUL PENTAGRAMMA DELL'EMOZIONE,
PER COMPORRE, CON IL RITMO DEL SUO BATTITO, MUSICA CHE E' ESTASI AMBITA,
SOAVITA' CHE DIPANA FUTURI ORIZZONTI, LA SINFONIA DELL'AMORE
VITO
Ringrazio di vero cuore la directory "The magic door directory", per l'onore che
mi ha concesso nell'assegnarmi questo bellissimo riconoscimento, relativo al contest
Lullaby, per il mio brano: DORMI FIGLIO MIO.
April 22 DORMI FIGLIO MIO Con questo brano, ho cercato di immaginare le emozioni che una mamma prova mentre
vede il suo bimbo appena addormento.
Come il progressivo svanire di rimirate lontananze, la voce del mio leggero
melodiare, si appresta ad incontrare il silenzio.
Un canto che riflette echi suadenti di un dolce cantilenare, come un insieme di eoliche
arpe, sfiorate da un soffio di vento, mentre i tuoi sensi, in sereno abbandono, varcano
il confine di una sera che declina.
Bimbo mio, vedo i tuoi riccioli che adornano un incanto, forse ora sei seduto sul
sorriso della luna, forse angeli danzano in punta di piedi sulle quieti acque di un lago
incantato, appena increspato dallo scivolare di candide eleganze, o forse corri felice
sulle ali di una nuvola, inseguendo quel raggio di sole, che presto catturerai, per
illuminare la notte, questa notte che non ti fa paura, perchè la mia carezza, che sfiora
la luce del tuo volto, è fonte d'amore.
Sfiderei lo scorrere del tempo, per restare ad osservare, come guardinga sentinella
dell'affetto, il tuo giacere tra le pieghe dei sogni, e, prendere le tue piccole mani tra
le mie, se un leggero tremolio del tuo musetto, sarà la spia di un esserti smarrito, fra
le strade dell'irreale, che, con imitazione di certezza, proiettano il loro cinico alone,
di angoscia vestito. Sei giunto nella mia vita, come un faro che indica il cammino,
tutte le luci dell'incertezza, si sono spente, trasformando la volta buia del cielo della
mia serenità, in un ammasso di palpitanti maestosità, in remotissimo luccicare.
Hai recato con te il dono più bello, che mai emozione ha saputo eguagliare, quello di
essere mamma, un piccolo universo d'amore, nobiltà di sentimenti, da sempre
impressi nell'animo, dall'indelebile marchio della creazione, e che mai, l'abile penna
di supremi pensatori, ha saputo farne tale descrizione, da rivestire le parole con
parvenza di realtà. Vivo intensamente questi attimi, per far si, che la tela di questa
visione, sia anima per la cornice del mio amore, affinchè diventi quadro per l'eternità,
da appendere alle pareti del mio cuore, perchè, istante dopo istante, lo scorrere della
vita, ti trasformerà in un giovanotto, ma questi momenti continuerò ad osservarli
nello specchio della mente, con tale intensità, che l'immagine del ricordo, ingannerà
la realtà. Ti lascio fra le braccia della notte, anche io ora scivolerò fra le sue, con il
gran desiderio di raggiungerti nel tuo sogno.
L'alba ha tanto tempo per spuntare all'orizzonte, dormi figlio mio.
Vito
April 14 IL VIAGGIO DELL'AMORESin dal primo respiro cosmico, quando il nulla conobbe la potenza della
luce che, fiondando i suoi famelici raggi, usurpò il suo regno, con la
strabiliante meraviglia dei colori appena nati, e l'immensità dei bagliori
che accecarono la sua essenza, la forza dell'amore, che era già
preesistenza, proiettò il suo sentimento per infinite direzioni, fin dove, le
sacre porte del tempo, che all'umano raziocinio, l'immaginare diventa
preclusione, spalancano l'accesso per la suprema sapienza.
Non genesi, ne tramonto, ha il suo peregrinare per astratte vie, che
destinano la mèta, verso cuori in attesa di palpiti, che sono armoniche
risonanze delle sue ancestrali melodie, che l'animo imparenta con la
profonda commozione.
Le iniziali albe, che di roseo hanno tinteggiato il primordio, erano intrise
della sua possenza, che in lungo errare, tra le ere di questo mondo, il
tetro ha corrotto, con la solare nobiltà del suo incanto.
Quanti miti, il suo dolce ispirare ha suggerito all'umano decantare, volo
a ritroso di sogni, che d'aureo patinano eleganti figure di orientali
principesse dalla bruna pelle, cosparsa di misteriose essenze, fragranze
che racchiudono mondi incantati, e inebriano i sensi in un delirio di baci,
nell'incanto di una notte argentata, dove, lo sguardo di selene, riflette
piogge di pollini in intimo luccicare.
Innumerevoli sospiri di amanti, vissuti al buio di un novilunio, e l'intensità
di amorevoli sguardi, nutriti dal riflesso del tondo plenilunio, hanno
ricevuto la sua paterna benedizione, in quanto figli di quella tenerezza,
che, solo la simbiosi di due cuori innamorati, è in grado di generare.
Grande è la sua maestria, quando, insinuando con la delicatezza di un
petalo di rosa fra le braccia del vento, le sue prime sensazioni,
nell'animo di una giovinetta, trasforma le pallide guance, in vivo rossore,
mentre il suo cuore, spalancando le porte, al puro sentimento, riceve in
dono il primo: "Ti Amo"; lasciando che, una incontrollata lacrima di gioia,
fugge via, come luccicante perla in avanguardia, a testimonio di un
grande tesoro.
Aleggia incorporeo il sentimento dell'amore, sublime invasore di cuori in
balia, vola leggero all'incrocio dei venti, fino a che, non entra in te, con
la forza di mille mari in tempesta, unita alla delicatezza di un battito
d'ali, potenza e soavità, di chi ha iniziato il suo viaggio, con l'eternità.
Vito
Ringrazio di vero cuore lo staff Contest of Month per questo bellissimo riconoscimento relativo al testo: "Sogno di una notte di plenilunio"
April 01 IL VENTO TRA LE MANIUn grazie sincero alla carissima amica che mi ha suggerito il titolo di questo post
SOFFIA DA SUD IL TIEPIDO AUSTRO CHE, MODELLANDOSI AL TUO VISO,
SCOMPIGLIA I CONTORNI DI UNA CHIOMA, IN BALIA DI UN SOFFIO.
RAPITE DAL SUO PEREGRINARE, ATTRAVERSO CONFINI NON SEGNATI,
SOAVITA' DI NOTE INEBRIANO L'UDIRE, CORALITA' DI VOCI SOGNANTI,
AMORI LONTANI CHE DIVENTANO CANTO, ARMONICA ECO DEL TUO AMORE,
FULCRO DI UNA CENTRALITA', CHE QUESTO VENTO, NE RIVESTE I CONTORNI.
DISPERDI LO SGUARDO IN TREMULE LONTANANZE, DI VIVA LUCE NUTRITE,
LI DOVE IL SOLE, IL VEDERE CONFONDE, DI DETTAGLI IN PERIFERICO SFUMARE.
IL MISTERO DI STRANE PARABOLE NEL VENTO, DI RONDINI IN FESTOSO VOCIARE,
ARCHITETTA UN ESTASI, CHE IL TRISTE PENSARE, RIMANDA NELL'OBLIO.
IL LARGO ROTEARE IN AMPIE VOLUTE, E TUFFI NEL VUOTO A FERIRE IL NULLA,
ASSORBONO UNA STRISCIANTE MESTIZIA, CHE INSIDIARE VUOLE LA MENTE,
SENTORI DI INCOMPLETEZZE, CHE OFFRONO, PROVVISORIE, TRISTI MALINCONIE.
ACCAREZZEVOLI FOLATE, SIMILI AL TEPORE DI UN ADOMBRARE AL TRAMONTO,
DISTOLGONO IL TUO SGUARDO, DALLE MACULATE RINCORSE NELL'AZZURRO,
MENTRE PASSEGGI CON IL TUO PENSARE, E TUTTO IL DINTORNO E' CORNICE.
UN SORRISO IN LIEVE ACCENNO, COME TRATTO DA ABILE ARTISTA DIPINTO,
E' L'INDISCRETO ANNUNCIARE DEL TUO AMATO CHE, BERSAGLIO DI UN ISTANTE,
MATERIALIZZA IL SUO ESSERE LUCE DI GIOIA, SULLA SOGLIA DELLE TUE EMOZIONI.
L'AMORE, VORRESTI AVESSE FORMA, MA E' SOLO SENTIMENTO CHE NUTRE,
IMPALPABILE, COME IL VENTO TRA LE MANI, LO PUOI SOLO AVVERTIRE,
MENTRE SCIVOLA TRA LE DITA.
Vito March 25 SOGNO DI UNA NOTTE DI PLENILUNIOHo scritto questo racconto, per descrivere un sogno, forse è troppo fantasioso,
ma credo che i sogni, in fondo, sono fantasia, e nulla nel loro mondo è impossibile.
Matura ad oriente, lo strale infuocato, che, ferendo i cumuli, assorda
l'orizzonte. Distante da quel saettare, a cavallo di un sogno, nato nella
quiete di una notte di plenilunio, inseguo la fantasia che, sfuggita al
razionale, solca cieli di ambre rosate e mari di onde in perenne rincorsa,
mentre respiro fragranze di miti assopiti, cacciati dal cinico quotidiano,
nella sfibrante temporaneità di un limbo.
Miriade di bollicine, di apparente fragilità, che caute mi sfiorano, sono
musica che scioglie i cuori, un concerto mai udito, un insieme di singole
note, che sono aneliti d'amore, sospiri di teneri amanti, affidati al chiarore
di una luna, dal complice sorriso.
Una nuvola di grandi farfalle, che paiono riflettere aurei arcobaleni,
sembra avvolgermi, con il silenzio del loro battito d'ali, fino a mettersi
tra me e l'orizzonte, in lunga fila di svolazzante leggerezza, che traina
la magia del carro dei sogni.
Schiere di alati arcieri, con archi di cristallo dai diamantati riflessi, scoccano
in direzione dei quattro venti, accecanti raggi di sole, che donano luce ai
cantoni oscuri del mondo, lì dove anche i sogni fanno fatica a risplendere.
Alati destrieri dal manto di nuvola, compaiono dalle nebbie che circondano
il regno della fantasia meno vissuta, e galoppando sull'evanescente
consistenza di un alito di vento, giungono vicino al confine della mia
incredulità. I loro tondi occhi, sono due opali che riflettono mondi incantati,
dove il male, da sempre è fuggito, distrutto dall'essere consapevole, che la
purezza è inattaccabile, e mai sarebbe stata vittima del suo giogo.
Le fresche ventate del loro battito d'ali, accompagnano una lunga discesa,
nella verdeggiante radura, che ora ospita i miei passi.
Mi addentro tra altissime querce che, insieme a nobili pini, sembrano
sussurrare i loro segreti, ad un cielo avido di secolari fantasie.
Le loro foglie, come giudici severi, selezionano i raggi di luce che
intendono donare alla loro terra, creando un alone soffuso, di fasci discreti.
Creature in lontananza, sembrano tornate in vita, dai racconti di epoche
leggendarie, piccoli folletti che, forse, mai sono scomparsi, ma solo rifiutati,
dalla cinica concretezza che soffoca i sogni.
Con l'animo inebriato, dal nettare della fantasia, raggiungo un ruscello,
limpidezza che pare un luccichìo di frammenti di stelle, cauto mi sporgo in
visione, non il mio volto, l'immagine che rende, ma il viso di un bimbo che
ride felice. Una voce che è musica, soave si spande: "Non l'esteriore quel
che riflette, ma l'animo tuo, che più spazio ambisce, questo è il mostrare
di colui che non mente mai".
Mi volto sorpreso, una donna mi appare, che nel descrivere non si trovan
parole, persino la bellezza si inchina al suo cospetto, un sorriso che
commuove, fino al sorgere di un pianto.
Avanza fluttuando e mi porge la mano, con un canto di parole mai
ascoltate che si sciolgono al sole, mi accompagna fino alle porte del
risveglio, un destare che lascerà un rimpianto, quello di un sogno di una
argentata notte di plenilunio.
Vito March 17 LA PRIMAVERA Lentamente, il tepore sembra pervadere l'essenza di un gelo,
che stanco, ormai ambisce un dileguarsi.
Nuove ebbrezze girovagano i dintorni, un sentore di rinascita
che proietta i sensi, in arditi voli, verso cuori in festa, che
cantano l'apoteosi dell'amore.
Candide gemme, da un tenue rosa accarezzate, simile a delicata
cipria di gentili signore, rivestono a festa le esili braccia, da
vecchi mandorli protese nell'azzurro, in eterna gara con vanitosi
ciliegi, che dubbio infonde, se scegliere si vuole, chi in bellezza,
debba primeggiare.
Brezze marine, che spumeggiano il maestrale, invadono l'aria,
non gelo il loro dono, ma leggere frescure, ambasciatrici di
melodiche risacche, nelle quali, l'udire il canto di tristi sirene di
leggendaria memoria, sembra possedere il riflesso della realtà.
Dispettosi pollini, invisibili giocolieri nel vento, donano con
subdola irriverenza, irritanti sensazioni, colorando occhi pesanti,
di lucido rossore, con l'innata abilità di perfidi imitatori di
profonde commozioni.
La natura si veste con i colori dell'alba di una vita, semi
dormienti, da poco affacciati tra le crepe del risveglio, sono già
esili erbe, verde immensità, che ondeggia all'unisono, al ritmo
di un vento che scandisce il tempo di danze misteriose, che
umana mente il decifrare non osa.
Nuovi fiori, in perenne replica di un copione scritto da sempre,
aprono i petali in delicata armonia, mostrando il loro cuore ad
api discrete, che, sospese in statico volo, ricevono il dono più
bello, la dolcezza di un sentimento, da altri mai compreso, che
coltivano in se, lontano da quell'attimo d'amore, fino a
trasformare in dolce miele, un ricordo ormai lontano.
Due fragili farfalle, leggiadria di una eleganza, che sembrano
dipinte dallo stupore, coreografano le loro emozioni, attorno ad
un rosso tulipano, privilegiato spettatore, ed emozionato
ispiratore delle due creature, figlie del tenero sospiro d'amore,
di uno zefiro leggero e un raggio di sole.
Avanguardie di rondini, che rumorosi giochi disegnano nell'aria,
hanno appena lasciato una decadenza, e dopo un lungo
tracciare cieli diversi, sono apparse in direzione di un albeggiare,
per salutare l'ennesima primavera, stagione della speranza, che
grande mitezza infonde negli animi, perchè sua è la forza di una
vita che mai conosce resa, anche quando, tutto sembra un
eterno dormire.
Vito March 10 URLA DI UN SILENZIOHo scritto questo post, per tutte quelle donne che subiscono violenze di ogni
tipo, che vengono umiliate da bestie vestite da uomini, nella speranza che sempre
più siano quelle che trovano il coraggio di denunciare questi vigliacchi.
Nella solitudine di una stanza, il buio è attenuato da fasci di luce che,
una persiana assopita, proietta sul suo dolore.
Stesa per terra, con il profondo desiderio di sprofondare, una donna,
ormai avara di lacrime, affidate per tante volte al rimorso di un tacere,
con la mano tremante, accarezza l'urlante silenziosità dei fantasmi dei
suoi sogni, che un codardo ha frantumato.
Che fine hanno fatto le eroine dell'amore, vissute nelle pagine dei suoi
libri, letti all'ombra del suo sorriso?, già, un sorriso, le sue labbra, di
esso, non recano più memoria, perso ormai nei labirinti del tacere.
Doloroso è ogni volta il rialzarsi, l'umiliazione è un peso che nessuna
bilancia può concepire, ma, come un possente macigno, schiaccia la
sua dignità. Strisciando piccoli passi, si avvicina all'impietoso specchio,
che riflette una realtà, che i suoi occhi non accettano il guardare.
Scuri segni di pesanti mani, offendono il suo volto, solo in quel
momento, una lacrima disperata, sfugge al suo volere.
Sente forte un dolore al petto, un serrare della gola che non impedirà di
raccontare al suo piccolo di una nuova caduta, l'ennesimo mentire,
mentre la sua carezza, gli sfiorerà i capelli, mostrandogli sul suo viso, un
sorriso inventato.
Quanti pensieri sconvolgono la mente, immagini vicine di un bestiale
trasformarsi di colui che era la sede di un amore, fino a diventare urlata
violenza, due occhi di brace, che freno non sanno porre a due mani
senza controllo, che si abbattono con presunzione di forza, vigliacca
violenza di un demone blasfemo, fino a violare quel suo corpo che vuole
urlare l'atroce dolore, che la bestia feroce, infligge ghignando rabbia,
quella rabbia, figlia di una aridità, deserto di un cuore bruciato da tante
bottiglie vuote. Si avvicina alla finestra, apre la persiana, il sole le
sembra un nemico, perchè la illumina? non è certo un bel guardare, o
vuole deriderla?, si appresta a richiudere ........... NO!, la penombra è
solo illusoria protezione.
Quanto vuoto riveste la sua mente, una disperata lotta tra ciò che la
ragione le detta, e un volere estremizzare una speranza, ma quanti
dolori dovranno ancora venire? perchè?, sente all'improvviso un pianto,
che di trattenere, più non è capace, un groviglio di sentimenti in grado
di frantumare una incertezza, le sue mani stringono la cornetta del
telefono con la forza di mille rabbie sempre sopite, mentre ode il
singhiozzo delle sue parole, che uscendo finalmente da una lunga
prigionia, rispondono ad un voce lontana, ma che sente amica: "sono
una donna stanca, aiutatemi, ho subito l'ennesima violenza.....",
osserva l'imposta aperta, il sole ha il volto di un amico.
Vito |
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Benvenuto, credo che tu sia un amico/a, ti rispetto e rispettami come tale. Una gentilezza, per favore non lascate le chat, vi ringrazio di cuore.
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